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PERCHE’ LAVORARE IN CUCINA

Ecco la famosa domanda che parecchie persone si pongono al momento di iniziare questa carriera: “Perché lavorare in cucina”?

In primis bisogna scegliere per passione altrimenti non si fa e non si arriva da nessuna parte.

Oggi i tempi sono cambiati, purtroppo alle volte si trovano persone che lo fanno per ripiego perché’ si dice che la scuola alberghiera è facile, che non c’è molto da studiare e soprattutto è accessibile e alla portata di tutti.

 

La disciplina in cucina oggi è meno accettata, alcuni ragazzi si stufano perché non accettano le regole, perché’ molto probabilmente non c’è quella passione, quel vero amore, quel sacrificio che ti porta a stare tante ore al caldo, stressato, sudato, con tante cose da fare. È così che si cresce, superando il tutto per arrivare a fare lo chef, non solo per il bello della posizione da ricoprire, ma perché ci piace il lavoro che si fa, lo si ama e si è pronti a passare ore in più se necessario perché non si è pronti ma lo si vuole essere, per fare bella figura, per se stessi e per sentirsi fare i complimenti.

 

La parola “LAVORO” non piace tanto. Il lavoro è duro ma se lo si fa con passione e dedizione diventa tutto più facile.

Come dicevo prima, un tempo c’era molta più disciplina in cucina, era quasi come stare in una caserma agli ordini di un colonnello che impartiva ordini.

 

Non dico che sia del tutto giusto, ma non credo neanche che sia del tutto sbagliato, perché bisogna avere rispetto per ciò’ che si fa, per il cibo in primis, per la materia prima, per il fatto che si stanno servendo delle persone.

Ci vuole etica, senso della responsabilità, dedizione, passione e capire che chi in quel momento magari ci riprende lo fa per insegnarci qualcosa, per trasmetterci il suo sapere e soprattutto insegnare ai nuovi giovani che vogliono intraprendere questo percorso.

 

Lavorare in cucina è un obiettivo, per arrivare ad essere un grande chef bisogna fare un percorso. Chi vuole tutto e subito non arriverà da nessuna parte. Dico questo perché anch’io sono uno chef e amo il mio lavoro, amo insegnarlo, trasmetterlo, mostrare loro cosa so fare, cosa ho appreso in 28 anni di lavoro, con la mia gavetta chiaramente iniziata da commis, capopartita, sous chef ed adesso chef executive.

 

È bello vedere i giovani con gli occhi sgranati pieni di voglia di sapere che ti seguono, nel bello e nel male, perché ci sono anche le giornate storte e bisogna accettarle. Io mi rivedo in loro alle volte.

Una delle cose più belle che ho provato è sentirmi chiamare o avere notizie da qualcuno che ha lavorato con me ad inizio della sua carriera, che lavora in una struttura con stelle michelin o che fa lo chef in un posto importante.

 

Questo lavoro da molte soddisfazioni professionali e con il tempo anche economiche, basta amarlo, accettarlo per com’è.

I sacrifici con il tempo vengono sempre ripagati, basta impegnarsi, fare, sbagliare, imparare, ripetere.

 

C’è un altro aspetto importante da tenere in considerazione, con questo lavoro si può girare molto, in Italia e soprattutto anche l’estero.

 

Io l’ho fatto e posso garantirvi che è bellissimo girare, conoscere gente nuova, lavorare con persone che arrivano da ogni parte del mondo e a cui puoi insegnare ciò’ che sai del tuo paese e loro fare lo stesso con te, mescolare culture, tradizioni, modi di vivere, di essere, il cibo ci accomuna tutti.

Ecco perché lavorare in cucina. Consiglio dedicato a tutti i giovani che sono appassionati, cominciate e con pazienza, sacrificio, dedizione e i risultati arrivano.

 

Autore

Mirko Capretti