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L’ACCOGLIENZA POST-COVID DELLA RISTORAZIONE

In questo periodo di emergenza sanitaria, il mondo si muove a ritmi diversi, lasciando al viaggiatore appassionato di itinerari enogastronomici la declinazione di nuove mete, lo scoprire i templi della ristorazione, magari a km Zero, …sì proprio quei luoghi che fanno dei prodotti locali le più squisite prelibatezze e per certi versi anche quelle più salutari.

 

Sicuri che presto torneremo anche nei luoghi dell’alta hotellerie, assaporiamo per ora, con un misto di nostalgia e rêverie, quei cibi che ci ricordano i piatti della nonna, dell’infanzia, le conserve, le marmellate, gli intingoli e i ragù dove come bambini indisciplinati si assaggiava con le dita restando incantati da così squisite bontà.

 

Fatti a mano, straordinariamente morbidi e vellutati, sempre gustosissimi, gli gnocchi rappresentavano una festa, indipendentemente dal giorno in cui venivano preparati, anche se tradizionalmente erano un piatto della domenica. Da noi nel Veneto, la patata è sempre stata l’ingrediente principe di questo piatto dove qualsiasi intingolo si sposava poi, perfettamente, ad essa.

 

Ora però voglio condurvi lungo il nostro stivale, vi avevo promesso un viaggio e che viaggio sia!

 

I nostri amici lombardi già nei loro banchetti rinascimentali li impastavano con mollica di pane, latte e mandorle tritate e li chiamavano zanzarelli.

 

Per prepararli venivano utilizzati ingredienti particolari che ne determinavano la differente colorazione: quelli verdi venivano impastati con bietola e spinaci, quelli gialli con l’aggiunta di zucca o di zafferano, quelli bianchi, con carne di pollo tritata. Infine gli arancioni venivano preparati con le carote. Nel Seicento cambiarono nome ed alcuni ingredienti. Si sostituirono alle mandorle il pane, venne aggiunta farina, acqua e uova e si chiamarono malfatti.

Riconosciamo però ai nostri amici campani l’origine di quelli a base di farina e patate che fin dai tempi più antichi rappresentavano un primo piatto dei giorni di festa.

 

Così il nostro stivale è da nord a sud, da est a ovest, è un patrimonio di prodotti che ha qualificato l’Italia come la terra della buona cucina, del buon vino, della squisita accoglienza.

 

Noi italiani sappiamo accogliere nel cuore, dal più grande hotel al più modesto agriturismo, facciamo dell’accoglienza un’arte, della ristorazione il più saporito di tutti i talenti.